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“Verrà l’alba, starai bene” di Gianluca Gotto – recensione

Stefano Gullo 15 Luglio 2025 2 min read
verrà l'alba starai bene
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Verrà l’alba, starai bene, di Gianluca Gotto, è uno di quei romanzi che non cercano di colpire con il clamore, ma con la verità. Una verità che fa male, ma che guarisce.

Trama

Veronica ha trent’anni e vive a Melbourne, dove ha costruito una vita perfetta: un lavoro brillante, una casa ordinata, una routine impeccabile. Ma sotto quella superficie levigata, c’è una donna che non ha mai fatto davvero pace con se stessa. Fuggita dall’Italia e da un dolore che l’ha marchiata, ha imparato a controllare ogni cosa, ogni emozione, ogni rischio. Finché qualcosa si rompe. Una crepa, improvvisa e profonda, le impone di fermarsi. E di ascoltare.

Inizia così un viaggio che la porta dall’altra parte del mondo, nello Sri Lanka. Ma soprattutto la porta dentro sé stessa. Nei silenzi che ha evitato, nei ricordi che ha rimosso, nei legami che ha reciso. Lì, tra la natura selvaggia e la spiritualità di un luogo lontano da tutto, Veronica scopre che forse, per tornare a respirare, bisogna prima lasciarsi crollare.

Una rinascita senza clamore

Gotto non racconta una storia di svolte clamorose o rivelazioni miracolose. Verrà l’alba, starai bene è il racconto di una rinascita silenziosa, fatta di piccole scelte quotidiane, di sguardi sinceri, di parole lasciate andare. È un libro che parla della fragilità come punto di partenza, non come condanna. E della guarigione come un processo che richiede verità, ma anche molta tenerezza.

Veronica è una protagonista che ci assomiglia. Non è perfetta, non è forte in modo spettacolare. È reale. È una donna che si è persa credendo di salvarsi, e che impara – un passo alla volta – a smettere di correre. A restare. A sentire.

Il tempo come cura

Come nei precedenti libri di Gotto, anche qui lo stile è semplice, diretto, profondamente umano. Ma in questo romanzo c’è una maturità nuova: la consapevolezza che alcune risposte non arrivano con i gesti eclatanti, ma con il tempo. Con l’alba, appunto. Quella che arriva dopo una notte lunga e difficile, e che non promette miracoli. Solo la possibilità, preziosissima, di ricominciare.

Perché leggerlo?

Perché Verrà l’alba, starai bene è un romanzo che accoglie. Che non giudica chi ha bisogno di fuggire, ma invita dolcemente a tornare. Che parla della paura con rispetto, e della speranza con pudore. Perché è una storia che ci ricorda che non bisogna essere sempre forti, e che anche cadere può essere un atto d’amore verso se stessi.

E perché, a volte, tutto ciò che serve è la promessa silenziosa di un’alba nuova.

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