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Tatà – recensione del romanzo di Valerie Perrin

Matteo Gatti 3 Settembre 2025 2 min read
tatà
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Ci sono romanzi che iniziano con un colpo di scena spettacolare, e altri che, più sottilmente, spostano la prospettiva sul concetto stesso di esistenza. Tatà appartiene a questa seconda categoria: diciamo che è un libro che che sussurra fino a insinuarsi dentro chi legge. Valérie Perrin, già amata per Cambiare l’acqua ai fiori, torna con un’opera imponente, non solo per struttura (600 pagine), e corale che affronta il mistero della memoria attraverso un paradosso quasi comico: una zia che muore due volte.

Trama

Agnès, regista di successo ormai ferma, riceve la notizia impossibile: la zia Colette, già sepolta da tre anni, è di nuovo deceduta. L’assurdità diventa il punto di partenza di un’indagine personale e familiare. Tra ricordi, testimonianze e soprattutto audiocassette lasciate da Colette, Agnès scopre una costellazione di segreti che attraversano generazioni, mettendo in discussione tanto il suo passato quanto la sua capacità di amare e creare.

Stile e struttura

Perrin predilige una narrazione corale, in cui le voci si intrecciano come fili di un tessuto. Le audiocassette non sono solo un espediente, ma un gesto poetico: un oggetto obsoleto che restituisce vita, rumore di fondo e calore umano. La lingua è semplice, diretta, ma con improvvisi squarci lirici che fanno vibrare la pagina.

Temi

  • Memoria e identità: cosa resta di noi quando le nostre storie passano di voce in voce?
  • Legami familiari: gli affetti come catene o come ancora di salvezza.
  • Assenza e creazione: il lutto come spazio fertile per ritrovare la propria voce artistica.

Punti di forza

  • La capacità di trasformare il mistero in una riflessione universale.
  • Personaggi che non sono mai simboli, ma persone imperfette, riconoscibili, vive.
  • L’uso magistrale del dettaglio quotidiano come chiave di accesso all’emozione.

Criticità

La mole (quasi seicento pagine) rischia di scoraggiare: non è un romanzo da leggere di corsa, ma da abitare lentamente. Alcune parti corali possono sembrare dispersive, soprattutto a chi preferisce trame lineari.

Perché leggerlo?

Perché Tatà non racconta solo la storia di Colette e Agnès, ma interroga ciascuno di noi: quali voci della nostra vita stiamo lasciando inascoltate? Quali cassette, sepolte in un cassetto della memoria, aspettano ancora di essere rimesse in play?

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