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“Come l’arancio amaro” di Milena Palminteri – recensione

Giovanni Gaiani 27 Luglio 2025 2 min read
come l'arancio amaro
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So che non sempre è tutto oro quel che luccica. Inteso, in termini di romanzi, non tutti i libri che vendono tanto sono oggettivamente belli. Ciononostante, Come l’arancio amaro, scritto da Milena Palminteri (al suo esordio) è un romanzo intenso, vibrante, che racconta la forza delle donne in una Sicilia antica, dura e bellissima. La storia si muove tra gli anni ’20 e ’60, seguendo il destino di tre donne legate da un segreto e da una maternità negata, desiderata o imposta.

Al centro c’è Carlotta, una ragazza cresciuta nella borghesia siciliana, che scopre per caso di non essere la figlia naturale della famiglia in cui è cresciuta. Da qui parte un viaggio nel passato, alla ricerca delle sue origini. Questo la porta a scoprire due figure chiave: Nardina, la donna che l’ha cresciuta, e Sabedda, la sua vera madre, una ragazza povera e coraggiosa che ha pagato a caro prezzo l’amore e l’indipendenza.

In Come l’arancio amaro sono mescolati temi diversi: il dramma familiare, le storie d’amore e le lotte di classe. Con uno sguardo sempre profondo sul ruolo della donna in una società patriarcale. Nessuna delle protagoniste è “perfetta”, ma tutte sono vere: sbagliano, combattono, amano e soffrono.

Perché colpisce?

Palminteri scrive con una lingua ricca, poetica, che sa essere dura come le spine dell’arancio amaro ma anche dolce come il profumo dei suoi fiori. Si sente il vento della Sicilia, si avverte il peso del silenzio, si ascoltano i non detti.

Il libro parla di identità, appartenenza, libertà e maternità. E lo fa senza retorica, ma con delicatezza e profondità. Il ritmo è lento, ma ogni pagina costruisce una rivelazione, un’emozione.

Il significato del titolo?

L’arancio amaro possiamo dire che è il simbolo perfetto del romanzo: un frutto che non si può mangiare, ma che ha un profumo bellissimo. Così sono molte vite femminili descritte nel libro: belle e profumate, ma costrette in ruoli amari, spesso invisibili, che però hanno dentro una forza enorme. O almeno, questa è l’idea che restituisce.

Chi dovrebbe leggerlo?

A occhio e croce, chi ama le storie vere di donne forti, i legami familiari, e i racconti che attraversano il tempo e la memoria, non potrà far altro che apprezzarlo. Va consigliato soprattutto a chi ha ama autrici come Stefania Auci, Rosella Postorino, Silvia Avallone o Elena Ferrante.

Curiosità

Il romanzo ha vinto il premio bancarella 2025, grazie alle oltre duecentomila copie vendute.

QUI LA RECENSIONE, INVECE, DEL LIBRO VINCITORE DEL PRMEIO STREGA 2025!

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