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Il caso editoriale di “La portalettere” – la recensione

Sara Stassi 8 Luglio 2025 3 min read
la portalettere
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Forse non tutti conoscono La portalettere, romanzo d’esordio di Francesca Giannone. Un libro che, pur partendo da una cornice storica ben precisa, racconta molto più di una vicenda del passato. Parla di appartenenza, di identità, di coraggio. E soprattutto, di donne. Quelle che non alzano mai la voce, ma che cambiano il mondo un gesto alla volta. Un romanzo che ha riscosso un successo incredibile, con oltre 350 mila copie vendute.

Certo, è una storia ambientata nel Salento degli anni ’30, e sì, prende spunto da una figura reale: la bisnonna dell’autrice, la prima postina donna del paese di Lizzanello. Ma non è solo un omaggio familiare. La portalettere è un romanzo che si fa specchio di un’Italia che cambia, e che ancora oggi, sotto traccia, continua a cercare una sintesi tra tradizione e emancipazione.

La trama: una donna, un paese, un tempo difficile

Anna è una donna del nord che, per amore, si trasferisce in un piccolo paese del Sud. È il 1934, e nulla, a Lizzanello, è pronto per una figura come la sua: troppo indipendente, troppo colta, troppo “forestiera”. Ma Anna non si lascia spegnere. Quando il marito cade in disgrazia, lei si fa avanti e partecipa al concorso per diventare portalettere. Vince. E con quel gesto, cambia tutto.

Per oltre vent’anni consegna lettere a piedi o in bicicletta, sfidando la diffidenza e le chiacchiere. Ma soprattutto, diventa un filo silenzioso che cuce vite e storie, un ponte tra le case e le emozioni. Il romanzo racconta questo percorso – lavorativo, umano, sociale – con delicatezza e forza insieme. Anna non è un’eroina: è una donna normale che, proprio per questo, diventa straordinaria.

Una voce nuova che sa farsi memoria

Francesca Giannone scrive con rispetto e con amore. Ma non è una scrittura nostalgica, né retorica. Il suo stile è misurato, limpido, quasi asciutto. Non vuole commuovere a tutti i costi, eppure commuove. Non urla, eppure arriva lontano. Le pagine scorrono con naturalezza, e ogni capitolo è un frammento di vita che lascia tracce.

La vera forza del romanzo sta qui: nell’equilibrio tra il racconto individuale e quello collettivo. Lizzanello non è solo un paese: è un mondo in miniatura, pieno di voci, di silenzi, di resistenze e cambiamenti. E Anna è il cuore pulsante di questo mondo, una donna che non lotta per imporsi, ma per esserci. Per restare. Per contare.

Stile e tono: sobrietà che lascia il segno

La scrittura di Giannone è chiara, senza fronzoli, ma non semplice. Ogni parola è scelta con cura, ogni scena costruita per restare. Non c’è mai un eccesso, né nella lingua né nelle emozioni. La portalettere è un libro che si legge in silenzio, e che nel silenzio lavora. Ti accompagna, senza forzature. Come Anna con le sue lettere.

E forse proprio per questo ha avuto così tanto successo: perché parla a una parte profonda, intima, che molti pensavano dimenticata. Quella che ancora crede nella dignità delle cose piccole, nell’importanza del quotidiano, nella forza mite di chi non si arrende.

Perché leggerlo

La portalettere è un romanzo che resta. Che dice tanto senza alzare la voce. Che ci ricorda da dove veniamo e quanto sia costato, a tante donne, il diritto di avere un posto nel mondo.

È un libro per chi ama le storie vere, quelle che non cercano effetti speciali ma risonanze autentiche. Per chi sa che la memoria non è un esercizio di stile, ma un atto d’amore. Per chi ha voglia di ascoltare una voce nuova, ma già sorprendentemente matura.

Da leggere con lentezza. E da portare con sé, come una lettera importante ricevuta da qualcuno che, anche solo per un attimo, ci ha capiti davvero.

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